Materie contabili

A quali regole e forme di contabilità si deve attenere un’associazione non a fine di lucro, ed in particolare un’organizzazione di volontariato?

Non esiste alcuna normativa che imponga un particolare tipo di contabilità per le associazioni non a fine di lucro, né tanto meno per le organizzazioni di volontariato.

La legge 266/91 si limita ad indicare all’art. 3 “l’obbligo di formazione del bilancio, dal quale devono risultare I beni, I contributi o I lasciti ricevuti”.

Dal canto suo l’art. 10, 8 comma, del decreto 460/97, mentre riconosce le organizzazioni di volontariato iscritte nel registro regionale “ONLUS di diritto”, concede alle stesse di mantenere “le previsioni di maggior favore” espresse dalla Legge 266/91.

Pertanto un’organizzazione di volontariato iscritta nel registro regionale può scegliere:

• ai sensi della Legge 266/91, di tenere la forma contabile che ritenga più idonea al fine di adempiere gli obblighi di bilancio previsti.

• ai sensi del decreto legislativo 460/97, tenere la contabilità prevista per le ONLUS.

Che occorra una contabilità pertanto è evidente. Il bilancio è sempre “frutto” di un impianto contabile.

Nelle organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale il legislatore con “bilancio” intende sia il rendiconto finanziario che il bilancio vero e proprio composto dallo stato patrimoniale che dal conto economico.

Pertanto una organizzazione di volontariato ai fini contabili può scegliere sia la contabilità finanziaria tenuta con il criterio di cassa sia la contabilità ordinaria tenuta con il sistema della partita doppia in regime di competenza.

La scelta dell’impianto contabile sarà certamente dettata dalle dimensioni dell’organizzazione e dalla conseguente esigenza di lettura dei dati fiscali.

E’ utile infine ricordare il contenuto del secondo comma dell’art. 8 della L. 266/91 il quale riconosce che le operazioni effettuate da organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale non si considerano cessioni di beni né prestazioni di servizi ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.

Il CeSVol consiglia:

•la tenuta di un registro di prima nota su cui annotare le entrate e le uscite in ordine cronologico;

•la conservazione dei documenti comprovanti le spese;

•la conservazione delle fatture emesse;

•il mantenimento di una contabilità che separi ed evidenzi entrate e uscite di tipo “istituzionale” (adesioni, sottoscrizioni, liberalità, ecc) da quelle derivanti dalla vendita di beni e servizi a terzi;

•la redazione del bilancio preventivo e consuntivo e loro approvazione da parte della assemblea dei soci.

Cosa si intende per contabilità finanziaria di cassa?

La contabilità finanziaria di cassa (conosciuta anche come “contabilità a partita semplice”) è il modo più semplice per descrivere i fatti economici e patrimoniali dell’ente. Essa, infatti, necessita semplicemente di un ordine e di una classificazione delle voci di entrata e di uscita.

I movimenti vengono rilevati valutando solo l’aspetto finanziario, pertanto su tale base ciascuna operazione viene annotata qualora avvenga l’effettiva entrata o uscita finanziaria (incasso o pagamento)

Il saldo, attivo – a pareggio – o passivo, che deriva dal rendiconto finanziario di gestione deve corrispondere all’effettiva consistenza monetaria dell’organizzazione. (somma algebrica della consistenza di cassa e dei saldi dei conti correnti bancari o postali).

Le entrate e le uscite possono anche in seno alla contabilità finanziaria di cassa essere suddivise in gruppi omogenei per permettere una miglior lettura dei dati contabili.

La gestione della contabilità finanziaria di cassa richiede minor struttura operativa. Infatti è sufficiente un registro (o giornale) di contabilità a due colonne dove convenzionalmente evidenzieremo nella prima colonna (DARE) tutte le entrate dell’associazione e nella seconda colonna (AVERE) tutte le uscite dell’associazione. A questo strumento potremmo affiancare delle schede contabili dove riportare i valori già annotati sul registro contabile al fine di permetterci una più agevole compilazione del rendiconto.

Potrebbe essere agevole l’utilizzo di strumenti informatici quale un foglio elettronico Microsoft Excel per questa gestione contabile.

L’utilizzo della contabilità finanziaria di cassa ha purtroppo il grosso difetto di non rilevare fatti economici e patrimoniali anche rilevanti che non hanno manifestazione finanziaria.

Ad esempio la contabilità finanziaria o di cassa non evidenzia:

• I crediti ed i debiti di ogni genere non ancora incassati o pagati nell’esercizio finanziario, ma relativi alla gestione (da un lato vedasi note emesse per servizi svolti nei confronti di un ente pubblico o privato dall’altro fatture per utenze a cavallo d’anno, acquisti di prodotti, consulenze, ecc…)

• L’ammontare del Trattamento di fine rapporto per i lavoratori dipendenti

• Tutta la gestione relativa ai beni immobilizzati; ossia l’evidenziazione degli elementi patrimoniali di natura durevole posseduti dall’associazione (per es. ambulanze e mezzi di soccorso, arredi, macchine elettroniche per ufficio) nonché delle singole quote accantonate a titolo di ammortamento

• La consistenza delle rimanenze di fine gestione (per es. per il materiale sanitario)

Cosa si intende per contabilità ordinaria in partita doppia?

La contabilità ordinaria in partita doppia parte da un presupposto essenziale: da ogni operazione di gestione scaturiscono “coppie” di valori di importi uguali ma di segno opposto che esprimono variazioni economiche (costi e ricavi) e variazioni patrimoniali (debiti e crediti).

Qualche esempio:

• L’acquisto di un bene è caratterizzato da un lato dal possesso del bene stesso mentre dall’altro evidenzierà una diminuzione della consistenza della nostra cassa o l’insorgere di un debito nei confronti del fornitore del bene stesso;

• La realizzazione di un servizio è caratterizzato da un lato da un ricavo per il servi-zio reso dall’altro lato evidenzierà un incremento delle risorse finanziarie dell’organizzazione o un credito nei confronti del committente del servizio stesso;

• Il versamento in banca di assegni o denaro rappresenterà da un lato l’uscita di monetario dalla cassa e dall’altro lato l’incremento del saldo sul nostro conto corrente bancario.

• Il versamento in banca di assegni o denaro rappresenterà da un lato l’uscita di monetario dalla cassa e dall’altro lato l’incremento del saldo sul nostro conto corrente bancario.

Essendo finalizzata alla redazione di un bilancio composto

• dallo stato patrimoniale

• dal conto economico

la contabilità ordinaria in partita doppia ha una struttura organizzativa ed operativa che corrisponde a queste finalità.

La contabilità ordinaria in partita doppia può essere redatta secondo il principio di competenza temporale.

Questo principio prevede che la rilevazione delle operazioni contabili non deve essere considerata solo esclusivamente legata ai movimenti di cassa (incasso o pagamento) ma al periodo specifico al quale le stesse operazioni si riferiscono. Un esempio classico è da riferirsi a contratti di locazioni o quietanze assicurative con scadenza a “cavallo d’anno”, le quali andranno imputate pro quota nel periodo di specifica competenza.

Sono costi di competenza i costi per i quali nel corso del periodo si è verificata una delle seguenti condizioni

• Hanno incontrato il correlativo ricavo, ossia nel periodo di gestione considerato a fronte di ricavi maturati occorre evidenziare i costi direttamente ed indirettamente correlati;

• Sono maturati economicamente, ossia che, pur non essendo individuabile un cor-relativo ricavo, hanno fornito la loro utilità nel corso dell’esercizio.

Sono entrate di competenza le entrate per i quali nel corso del periodo si è verificata una delle seguenti condizioni:

• Sono stati conseguiti e l’organizzazione di volontariato ne ha sostenuto i correlativi costi;

• Sono maturati economicamente, ossia sussistono come entrate pur non avendo un costo correlato, (un esempio significativo sono gli interessi attivi o gli affitti attivi).

Abbiamo pertanto la presenza di una diversa tipologia di conti

conti finanziari

• conti economici

•di reddito

•di capitale

 1. I conti finanziari (che troveranno la propria collocazione nello stato patrimoniale) sono quelli che rilevano la movimentazione di denaro o la va-riazione dei crediti e dei debiti sia di funzionamento (crediti per servizi resi, debiti verso fornitori, enti previdenziali, dipendenti,tributari, ecc) che di finanziamento (debiti verso istituti bancari per mutui o crediti verso finanziatori). Le variazioni finanziarie possono essere positive e negative. Nella sezione Dare dei conti finanziari troveremo i conferimenti in denaro, l’incremento dei crediti e l’eventuale diminuzione di debiti. Nella sezione Avere dei conti finanziari troveremo l’uscita di denaro, la diminuzione di crediti l’aumento di debiti.

2.I conti economici di reddito (che trovano la propria collocazione nel conto eco-nomico) sono quelli che rilevano l’ammontare dei costi o oneri (ad es. materiale sanitario, carburante, utenze) e dei ricavi o proventi (per es. entrate per servizi e convenzioni).

3.Le variazioni economiche possono essere negative o positive

4.I conti economici di reddito accesi ai costi funzionano in Dare

5.I conti economici di reddito accesi ai ricavi funzionano in Avere

6. I conti economici di capitale (che trovano la propria collocazione in una specifica sezione dello stato patrimoniale chiamata “patrimonio netto”) rilevano la variazione del netto patrimoniale e delle sue parti ideali. Questi conti vengono incrementati con gli “avanzi” o i “disavanzi” derivanti dalla gestione precedente.

Quale è il trattamento contabile del 5 per mille?

Il contributo cinque per mille è un’altra importante fonte di entrata che deve essere opportunamente segnalata nei bilanci e nei rendiconti delle Odv. E’ utile magari in questo caso fornire alcuni suggerimenti di natura contabile in merito al trattamento di tale contributo. La scrittura contabile è la seguente :

(Per le OdV che hanno una contabilità di competenza):

a) Crediti Istituzionali verso lo stato cinque per mille anno X a Contributo Isti-tuzionale cinque per mille anno X (la rilevazione va fatta al momento della comunicazione dell’importo)

b) Banca a Crediti Istituzionali verso lo stato cinque per mille anno X ( al momento dell’erogazione)

(Per le ODV che hanno una contabilità di cassa):

c) Banca a Contributo Istituzionale cinque per mille anno X ( al momento dell’erogazione)

E’ chiaro che, in base al regime in cui viene tenuta la contabilità da parte dell’ente vi sarà un differente rilievo temporale di tale contributo nel bilancio, con diversa esposizione e quantificazione nel bilancio stesso.

A partire dal cinque per mille di competenza dell’anno 2008 ( quindi dalla terza “edizione”), vi è per attuale disposizione di legge, anche un nuovo adempimento contabile cioè l’obbligo del rendiconto relativo ai fondi ricevuti

Con l’articolo 8 del DPCM del 19 marzo 2008, pubblicato sulla G.U. n. 128 del 3 giugno 2008 sono state rese note le modalità di effettuazione di tale rendiconto.

> Euro 15.000: Gli enti sono tenuti obbligatoriamente all’invio telematico del rendi-conto sopra richiamato.

< Euro 15.000: Gli enti non sono tenuti all’invio del rendiconto e della relazione (che dovranno comunque redigere entro un anno dalla ricezione degli importi), ma dovranno conservare tali rendiconti per dieci anni e fornirli su richiesta agli organi competenti.

Si tratta di un nuovo obbligo contabile, slegato e complementare alla redazione del bilancio e/o rendiconto annuale dell’ente non profit, che dovrà indicare la destinazione delle somme, che quindi assumono, in base a tale legge, un preciso vincolo di destinazione. (Sentenza Corte Costituzionale n. 202 del 18 giugno 2007).

Quali sono gli adempimenti, contabili e fiscali, successivi al ricevimento del 5 per mille da parte di un donatore? Quando e come viene liquidato il contributo?

Con la destinazione del 5 per mille l’Ente non profit è obbligato a nuovi adempimenti contanbili?

Assolutamente no. Il 5 per mille è un contributo a fondo perduto per sostenere l’attività istituzionale dell’ Ente da parte dell’amministrazione centrale dello stato. Il contribuente ha esclusivamente la funzione di decidere in prima persona a chi destinare una quota della propria imposta sui redditi. Il vostro ente sarà tenuto al ricevimento della comunicazione del tributo a rilevarne il credito nei confronti del Ministero del Welfare (se con contabilità in partita doppia) oppure l’entrata alla riscossione (se si utilizza il criterio di cassa).

Il contributo sarà sottoposto a tassazione alla fonte (ritenuta 4%) dal Ministero?

No, la natura di contributo a fondo perduto per lo svolgimento dell’attività istituzionale dell’ente di natura non commerciale esclude il contributo dall’applicazione della ritenuta alla fonte.

Come avverrà la liquidazione del contributo?

Il contributo verrà versato direttamente sul Conto Corrente indicato dall’Associazione.

 Quando avverrà la liquidazione del contributo?

Il contributo viene solitamente erogato all’incirca dopo due anni.

 Sono previsti controlli specifici da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza per gli enti destinatari del 5 per mille?

Sì.

 Quali sono le normative e la prassi di riferimento?

I documenti di riferimento sono:

•articolo 1, comma 337 legge 23 dicembre 2005, n. 266 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006)”;

•decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273 “Definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 2005;

•decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 gennaio 2006 “Definizione della modalità di destinazione della quota pari al cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, in base alla scelta del contribuente, per finalità di volontariato, ricerca scientifica e dell’università, ricerca sanitaria e attività sociali svolte dal comune di residenza – pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 22 del 27 gennaio 2006;

•articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”;

•articolo 7 Legge 7 dicembre 2000, n. 383 “Disciplina delle associazioni di promozione sociale” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2000.

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