“Cerchiamo un’ostetrica per la missione in Uganda”. Sessanta ragazze rispondono all’appello di Icad

AMELIA – “Per la prossima missione di febbraio-marzo, ricerchiamo un’ostetrica che affianchi il personale sanitario locale della Maternità di Morulem, nord Uganda, regione del Karamoja”.

Il post pubblicato 6 giorni fa da Icad onlus di Amelia, ha avuto un successo insperato.

Luca Del Moro, presidente dell’associazione, ha già ricevuto da tutta Italia più di 60 candidature di giovani ostetriche interessate a questa esperienza: “È una cosa straordinaria – dice –  considerate anche le preoccupanti notizie che circolano in questi ultimi tempi, come il rapimento di Silvia Romano e di altri operatori. È bellissimo intervistare queste giovani ragazze, sentire il loro entusiasmo e la loro voglia di aiutare altre donne lontano dalla propria casa mettendo in secondo piano anche i potenziali rischi.”

Nel frattempo la dottoressa Cecilia Manolino di Chieri (TO), che ha già confermato la sua adesione alla missione, ha appena iniziato il corso sulla sicurezza sul campo “bSAFE” dell’Agenzia UNDSS dell’ONU, obbligatorio per il personale che opera in questi contesti.

“Per Icad la sicurezza è sempre al primo posto. La missione di novembre scorso fu annullata a seguito di alcuni focolai di Ebola e di altri problemi logistici – spiega Luca Del Moro – e al momento la situazione è stabile. A fine febbraio sarà avviata la nuova missione che prevede la partecipazione di una o due ostetriche, che avrà come obiettivo la costruzione della cucina e del magazzino, il rifornimento di medicinali per la Maternità, l’ispezione delle 7 scuole di cucito con consegna di nuovi materiali. A Kaabong, cercheremo di concludere la costruzione di un piccolo pronto soccorso a favore degli IK, una tribù di cacciatori e raccoglitori. A Karenga, contiamo di riavviare la scuola di cucito. A Kampala, incontreremo un contatto del luogo che vorrebbe costruire una scuola per bambini abbandonati. A Lorengedwat, incontreremo Padre George per ispezionare lo stato della piccola officina. Infine puntiamo a rafforzare la nostra collaborazione con la popolazione locale facendo partecipare alla missione anche una ragazza del luogo. Purtroppo ultimamente, a causa dei ritardi, abbiamo perso l’opportunità di collaborare in un progetto finanziato dalla Comunità Europea”.

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