LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE, il discorso di Stefano Tabò

Stefano Tabò CSVnet

Riportiamo di seguito il discorso tenuto dal presidente di CSVnet, Stefano Tabò, in occasione del convegno “La riforma del Terzo settore: un contributo alla riflessione” organizzato lo scorso 17 febbraio, alla Sala Aldo Moro della Camera dei Deputati, dalla Fondazione PNP – Profit Non Profit in occasione dell’uscita del numero speciale di Non Profit Paper dedicato alla Riforma del Terzo Settore.

Il tempo a disposizione suggerisce un messaggio circoscritto e stringato, quindi impoverito rispetto ad una materia di così ampio interesse. La Riforma non si riduce nella prospettiva di riordino del sistema di gestione dei fondi speciali ex art. 15, l. 266/91, ma da questa non deve prescindere. Sullo specifico aspetto porterò attenzione.

La Riforma superi il difetto dei testi vigenti, che non sanno distinguere la doppia natura dei CSV. Il CSV non è un soggetto giuridico autonomo, bensì una qualifica che un soggetto giuridico preesistente assume. CSV, dunque, è sia azienda strumentale delle ODV sia qualifica dell’ente autorizzato alla sua gestione. Il CSV, non a caso, è istituito non è costituito. Tale distinzione concettuale porta ad una serie di conseguenze nelle due direzioni: CSV come ente e CSV come azienda. La Riforma sia lucida!

La Riforma rinneghi i tratti paternalistici e dubitativi dei testi vigenti. Affermi, senza più eccezioni, che gli enti gestori dei CSV sono (devono essere) governati dalle organizzazioni di volontariato, in forma plurale e partecipata democraticamente. Occorre sancire lo spazio di auto-governo del volontariato ma anche riconoscerne la capacità di auto-determinazione e di auto-controllo. La Riforma dia fiducia!

La Riforma, nel suo approccio mentale, non associ i CSV con la questione, tuttora irrisolta, della rappresentanza unitaria nel mondo del Volontariato. La sfida della pluralità i CSV l’hanno vinta. Ed è una vittoria (consolidata quasi ovunque e, forse per questo, guardata da taluni con sospetto) che non si è limitata a rispettare la stessa pluralità delle OdV ma l’ha portata a valore ed a fattore produttivo. La Riforma sia capace di riconoscerlo e darne merito!

La Riforma consenta ai CSV Azienda di agire come tali, non mirando solo ad obiettivi di efficacia ed efficienza. Venga data, in un quadro di certezze, garanzia di elasticità nei compiti e nelle funzioni per essere corrispondenti ai bisogni, nel tempo e nello spazio. L’equità della distribuzione delle risorse e la concreta abilitazione ad acquisirne di ulteriori a sostegno di un’operatività congrua e rispettosa delle finalità costitutive. L’uniformità della disciplina e della sua applicazione in tutto il territorio nazionale. Una programmazione che abbandoni l’orizzonte annuale e assuma quello del medio e lungo periodo, a fronte dei cambiamenti epocali in cui siamo immersi. La Riforma sia lungimirante!

La Riforma ha promesso di abbracciare la visione che promuove i CSV come “sistema” (oggi assente nell’impianto normativo). Una parola che, di per sé, contempera la necessità del radicamento territoriale (insita nell’identità del volontariato) con quella del legame nazionale e della sintesi. Assunzione di metodi condivisi, strumenti comuni ma anche progettualità unitarie. Trasferimento di buone prassi ma anche abbandono della duplicazione incoerente di fatiche ed investimenti. In questi anni, se c’è stato un solo soggetto che ha instancabilmente operato per favorire tale logica (occorre riconoscerlo) è stato CSVnet. La Riforma ha la possibilità di dire che non è una ostinazione di un soggetto privato: “fare sistema” è un dovere comune, giuridicamente rilevante. Se “sistema” è la parola di riferimento (è stato così per le Linee Guida ed è così per il DDL). La Riforma sia di parola!

Cambia l’articolo uno: la riforma porterà un “codice del terzo settore”

Vi proponiamo l’articolo pubblicato da Redattore Sociale sull’approvazione da parte della Commissione Affari Sociali dell’articolo 1 del disegno di legge delega di riforma del Terzo Settore. 

(Redattore Sociale) ROMA – Primo risultato concreto per la Commissione Affari sociali impegnata a Montecitorio nell’esame del disegno di legge delega di riforma del terzo settore: sono stati infatti approvati alcuni emendamenti che modificano il primo articolo del testo, quello che definisce la portata generale del provvedimento.
Il nuovo articolo 1, in particolare, modifica la definizione di “terzo settore” che compariva nel testo presentato nel luglio 2014 dal governo: ne viene fuori una definizione più equilibrata, che raccoglie i suggerimenti arrivati dal mondo del terzo settore e che fotografa gli aspetti essenziale di queste organizzazioni. Altra novità, quella dell’esplicita previsione di un “codice del Terzo settore” con il quale arrivare ad una revisione organica della disciplina (anche tributaria) applicabile agli enti di terzo settore.

Modifiche che piacciono al Forum nazionale terzo settore, che con il portavoce Pietro Barbieri commenta: “Siamo soddisfatti per il testo e per le modifiche apportate rispetto alla proposta di legge, in particolare per la definizione di ‘terzo settore’ che inquadra correttamente la complessità e la specificità del non profit italiano“. “Ringraziamo –dice Barbieri – la relatrice on. Lenzi e i Commissari per l’attenzione dimostrata nei confronti delle nostre proposte e auspichiamo che tale metodo di consultazione possa continuare anche per l’esame dei successivi articoli.”

Nel dettaglio, il primo comma dell’articolo 1 (che cambia ancora rispetto alle prime riformulazioni di cui avevamo dato conto) recita che “al fine di sostenere la libera iniziativa dei cittadini che si associano per perseguire il bene comune, di elevare i livelli di cittadinanza attiva, coesione e protezione sociale favorendo la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, di valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione degli articoli 2, 3, 18, e 118, quarto comma, della Costituzione, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, decreti legislativi in materia di disciplina del Terzo settore“. E continua dicendo: “Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività d’interesse generale, anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale conseguiti anche attraverso forme di mutualità, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con le finalità stabilite nei rispettivi statuti o atti costitutivi“.

Cambia anche il comma successivo, grazie all’approvazione di quattro emendamenti a firma Miotto e Beni (entrambi Pd, come al Partito democratico fanno riferimento anche Fossati e la relatrice Lenzi, autori degli emendamenti – sette – finora approvati): viene previsto quindi che con i decreti delegati si provvede (lettera a) “alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute” e (lettera b) “al riordino e alla revisione organica della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del Terzo settore di cui al comma 1, compresa la disciplina tributaria applicabile a tali enti, mediante la redazione di un apposito codice del Terzo settore, secondo i princìpi e i criteri direttivi di 59, e cui all’articolo 20, commi 3 e 4, della legge 15 marzo 1997, n. successive modificazioni“.

Nel corso della seduta la relatrice Donata Lenzi ha ricordato che il libro primo, titolo II, del codice civile, “interessa una platea di soggetti estremamente diversificata e solo in parte inclusi nel terzo settore e che pertanto la revisione prevista dalla lettera a) riguarderà realtà assai differenziate“. Peraltro “l’esigenza di tale riordino è comunque motivata sia da ragioni storiche per superare l’impostazione pensata durante il fascismo basata sull’autorizzazione prefettizia, sia dall’opportunità di separare le attività dal forte contenuto imprenditoriale, anche per assicurare maggiore tutela ai creditori“.
Quanto invece alla lettera b), va notato che se il testo del governo accennava alla necessità del riordino a coordinamento delle disposizione vigenti in materia “anche mediante la redazione di un apposito testo unico recante la disciplina degli enti e delle attività del Terzo settore”, la versione della legge delega effettivamente approvata dalla Commissione Affari sociali pare non lasciare margini di scelta prevedendo che tale riordino sia fatto “mediante la redazione di un apposito codice del Terzo settore”. (ska)

 

Fonte: CSVnet; Redattore Sociale

Attiva la Social Community per i volontari di Expo 2015

Expo2015VolunteerCMYKÈ stata attivata la Social Community riservata ai volontari di Expo Milano 2015, nata per farli conoscere, per mantenere aggiornato il gruppo sugli eventi che verranno realizzati in esclusiva e per promuovere tutte le offerte ed occasioni riservate a loro.

La piattaforma su cui è stata lanciata la Community è Uidu (su Uidu.org all’indirizzo http://volontariexpo2015.uidu.org/), un network sociale attraverso cui tutte le organizzazioni non profit possono facilmente interagire con la propria comunità territoriale di riferimento.

La Community sarà anche un luogo dove i volontari potranno condividere le esperienze vissute prima e durante il periodo di servizio, dentro e fuori dal sito espositivo.

L’accesso è possibile ai candidati volontari che, a valle del percorso di orientamento, hanno concluso la formazione on line. Fino ad oggi tutti gli invitati sono entrati a far parte della community.

Questa iniziativa potrà rappresentare un vantaggio sia per le organizzazioni sia per i tanti volontari Expo; infatti, le associazioni locali possono registrarsi alla sezione pubblica di Uidu per far conoscere le loro iniziative e i propri annunci di ricerca volontari inserendo le attività come previsto dal sistema

[Fonte: www.csvnet.it]
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