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maggio 2016

“Le infrastrutture per l’economia civile”. Al Cesvol le buone pratiche di Vetrya, l’azienda orvietana che coccola i dipendenti

TERNI – “I nostri dipendenti si alzano la mattina con il piacere di venire al lavoro. E, nonostante nella nostra azienda non sia previsto di timbrare il cartellino, alle undici di sera molte persone sono ancora lì”.

A parlare è Luca Tomassini che, insieme alla moglie Katia Sagrafena ha fondato Vetrya, gruppo italiano leader nel campo delle piattaforme broadband per la distribuzione di contenuti multimediali e di servizi digitali ad alto valore aggiunto.

Le buone pratiche di questa azienda con sede ad Orvieto sono state illustrate nella sala polivalente del Cesvol, durante l’incontro su “Le infrastrutture per l’economia civile” incentrato sulla relazione di Antonello Scialdone dell’Isfol.

Vetrya, 80 dipendenti con un’età media di trent’anni, ha aperto un corporate campus all’avanguardia, dove il lavoro incontra la formazione, dove è forte la collaborazione con le scuole e l’università. E soprattutto dove le mamme possono portare i figli in ufficio nell’area dedicata all’infanzia e le famiglie possono praticare sport e momenti di relax che aiutano a lavorare meglio.

La sede è un campus da 20 mila metri quadri, dove si lavora all’innovazione garantendo ai dipendenti un’atmosfera a dir poco accogliente.

“Niente cartellino da timbrare e niente permessi da chiedere – hanno spiegato Tomassini e Sagrafena. I nostri dipendenti sanno cosa devono fare e in che tempi, poi sono loro ad organizzare il proprio lavoro. Abbiamo assunto mamme con bambini piccoli, e invece di costringerle a scegliere un part time ci è sembrato giusto offrire loro un luogo per avere i propri figli sempre vicino, seguiti da persone competenti che li coinvolgono in giochi e attività e li aiutano a fare i compiti”.

L’attenzione alla qualità della vita dei dipendenti ha permesso a Vetrya di essere l’unica azienda italiana non multinazionale a vincere il riconoscimento del “Great Place to Work” per il 2015 e il prestigioso premio speciale Welfare.

Sabato 28 maggio, a Terni, un presidio per chiedere “Prevenzione al randagismo”

TERNI – Una manifestazione per dire no ai cani nei canili e per tentare, insieme alle istituzioni, di combattere seriamente la piaga del randagismo.

Ad organizzarla è Maria Candiotti, storica volontaria ternana che dedica la propria vita a salvare e mantenere gli animali abbandonati anche a costo di enormi sacrifici personali.

Appuntamento sabato 28 maggio, alle 10 e 30, in piazza Ridolfi, di fronte a palazzo Spada, quando si svolgerà il presidio per chiedere Prevenzione al Randagismo.

“Il nostro intento primario – spiega Maria Candiotti – è collaborare con le istituzioni. L’asse dell’attenzione deve essere spostato dalla fase terminale della filiera randagismo, quando l’abbandono è già avvenuto, come da sempre praticato, alla fase iniziale, della responsabilizzazione a tenere l’animale nel rispetto del suo benessere. La fase terminale esige costi altissimi, costruzione e mantenimento di strutture di detenzione che inevitabilmente finiscono con l’essere lager, affollatissime e comunque inadeguate. Quel che è più grave – aggiunge la Candiotti – è che l’attenzione delle istituzioni al dopo abbandono produce sofferenza. Quando va bene l’animale passa la vita in canile o gattile. Oppure c’è la strada, l’investimento e patimenti indicibili”.

Il presidio di sabato sarà l’occasione per chiedere microchip gratuiti e obbligatori e controlli continui e razionali sul territorio, per prevenire che gli animali finiscano nei tanti centri di detenzione per cani e gatti che esistono sul territorio ternano.

Si chiede che gli enti istituzionali preposti a gestire la piaga degli abbandoni concentrino il loro lavoro, raccordandosi e pianificando, a monte del problema e non ad abbandono avvenuto, quando non resta altro che la dolorosa e costosa soluzione di un’ affollata struttura.

L’obiettivo è randagismo zero, attraverso la cultura del microchip gratuito, dei controlli del benessere degli animali sul territorio e delle sterilizzazioni a prezzi alla portata di tutti.

Per Maria Candiotti “per risolvere il problema, non si devono più tenere in considerazione gli interessi di questa o quella categoria che trae profitto dal randagismo o lo produce. Si deve puntare dritti alla soluzione della piaga, talmente sviluppata che solo la volontà e il lavoro serio delle istituzioni può e deve risolverla. Si crei un team di operatori specializzati che lavori solo a questo. Con la corretta prevenzione ogni animale riuscirà a vivere nella propria casa, con il proprio padrone, nel dovuto benessere. Lasciando i canili o gattili alle pochissime situazioni senza alternativa”.

 

 

Donazioni in calo: l’appello di Massimo Rossi, presidente dell’Avis comunale di Narni

NARNI – Nel primo trimestre 2016, in provincia di Terni, c’è stato un significativo calo delle donazioni di sangue che sfiora il cinque per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

L’ Avis stima 370 donazioni in meno, 30 delle quali riguardano la realtà narnese.

Per tentare di reclutare nuovi donatori, anche in vista delle prossime ferie estive, ieri mattina l’Avis comunale di Narni ha organizzato una giornata di promozione con un gazebo di fronte alle scuole elementari di Narni Scalo.

“Volevamo dire alla gente che siamo disposizione per dare tutte le informazioni  utili – dice il presidente di Avis Narni, Massimo Rossi – togliere ogni dubbio e sfatare falsi timori. Forse però siamo stati sfortunati:  andavano tutti così veloci che nessuno si è degnato nemmeno di darci un saluto o chiederci qualcosa”.

L’amarezza non ferma i volontari di Avis, che continueranno a proporsi, a rendersi visibili.

“Ricorderemo a tutti che il sangue non è come l’acqua: non basta aprire un rubinetto per farlo uscire – dice Rossi – ma ha bisogno di una persona sana che, offrendo il proprio braccio, lo dona gratuitamente”.

E poi l’appello ai cittadini: “Non cercate l’Avis soltanto nelle situazioni di emergenza personale. E quando vedete il nostro gazebo avvicinatevi, informatevi e tenete presente che il vostro gesto può salvare una vita”.

Il Ce.s.Vol. svolge la sua attività con le risorse del fondo speciale per il volontariato, amministrato dal Comitato di gestione dell'Umbria e alimentato dalle seguenti fondazioni.
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